Races

Passatore 2017… un ‘pansalonga’ per una 100 km

By 15 giugno 2017 No Comments
IMG-20170528-WA0025

Se posso permettermi un consiglio, data la scarsa qualità del testo e del contenuto, leggete queste quattro righe ascoltando ‘Extraterrestre’ (Eugenio Finardi) per non annoiarvi troppo.

20170527_150539

Si io mica ho il fisico, la testa e la determinazione di un ‘Runner’! E lo scrivo con rispetto estremo. Perché il podismo non è un gioco, ma prima di tutto è sacrificio.
Quasi una decina d’anni fa ascoltavo quasi annoiato i discorsi di due amici che si stavano preparando per la Maratona, 42 Km.
Vivevo placido nei miei 130 kg abbondanti e, anche se non ne capivo nulla, un po’ li stimavo. Stimavo la loro abnegazione, la preparazione tecnica; era bello sentirli parlare di cose di cui non ne capivo nulla, materiali tecnici, tecniche di allenamento, ma io non avrei mai potuto far parte di quel ‘mondo’.
Un giorno, durante una grigliata dove io davo il meglio, nelle discussioni di quanto fosse dura la 42 km, parlarono di quei ‘matti’ che correvano la 100 Km del Passatore.
Ne parlarono con profondo rispetto, come si parla di ‘avventurieri’ disposti al rischio, un po’ pirati incoscienti, un po’ guasconi, un po’ come si parlava dei Giocatori di Rugby (concedetemi le maiuscole)… questi discorsi mi affascinarono in un certo qual modo, ma rimasero lì sospesi.
Quando il mio peso corporeo iniziò a diventare un problema, su sollecitazione di mia moglie Sandra, iniziò anche la mia avventura da ‘pansalonga podista’: obiettivo correre 10 km senza mai fermarmi. Ci vollero mesi, anzi credo più di un anno.
Con molto tempo, ci arrivai. Nel frattempo si aggiunsero tanti Amici, con cui ho condiviso allenamenti al freddo, gare, con cui ci siamo aiutati quando nascevano problemi, ci siamo spronati a fare qualcosa in più. Amici che sono diventati molto più di compagni di corsa. E li dovrei ringraziare tutti… così ho dedicato ad ognuno di loro, ma non solo (i chilometri erano tanti) un pezzo del Passatore di quest’anno.
Estate 2015
La voglia di fare qualcosa di ‘guascone’ ci portò, in compagnia dei due maratoneti, ad andare al mare a piedi, partendo da Fornovo, percorrendo la via Francigena, per arrivare a Fiumaretta. Il tutto in 3 giorni di marce a tappe ‘forzate’. Esperienza indimenticabile… e qui si pronunciarono le parole magiche: “beh se abbiamo fatto questa, forse riusciamo a fare anche il Passatore, magari al ‘passo’ “.
Ci si ragiona e scopro che il padre del mio Amico Luca Pomelli, nel 1985, la portò a termine in 18 ore e 40 minuti… forse è un sogno davvero a portata, c’è una possibilità.

Febbraio – Maggio 2016
Con la distanza più lunga corsa di circa 23/24 km, decido di iscrivermi al Passatore, ma non coinvolgo nessun’altro. Penso che vorrei essere anche io uno di quei ‘matti avventurieri’ e sono consapevole che non si può aspettare per anni il ‘momento magico’ in cui ti senti prontissimo, in fondo per la Maratona non è mai arrivato.
Provo ad allenarmi un po’ più seriamente, cerco di raccogliere consigli dagli Ultramaratoneti, da chi l’ha già corsa… che poi se parli con loro, sembra tutto facile.
Corro 30 km, e un allenamento da 53 km… poi mi butto.
Parto da Firenze con un compagno di avventura, neofita del Passatore anche lui. Ce la mettiamo tutta, ma gli errori dettati dall’inesperienza sono troppi. Finisce a San Cassiano al 76° km, verso le 4 del mattino, con pressione 70/85 e una flebo nel braccio.

Torno sconfitto. Ha vinto lui, ma si dice che sia meglio piangere per una sconfitta che per il rimorso di non averci provato. Mi ci rimetto di buzzo buono: allenamenti collinari, 30 km, due maratone, di cui una corsa sotto le 4 ore (un sogno che si realizza).
Nel frattempo, ai primi di Gennaio mi iscrivo ancora, e so che lo rifarò fino a quando non ci riuscirò. Dopo 4 giorni si aggiunge un amico essenziale, compagno di squadra del Torrile Running, il ‘Taio’, uno matto da legare, uno che non ha la costanza e la metodicità del Runner, ma ne ha già finiti due di 100 km del Passatore. E’ dotato di una irrazionalità podistica che mi affascina, lui è davvero uno di quei ‘matti guasconi’ che suscitano simpatia e rispetto.

Maggio 2017
La preparazione non è al meglio, così come la forma fisica. E’ tipico di ogni Runner lamentarsi, ma sono consapevole di avere la testa su altre faccende, problemi col sonno… ma c’è sempre la questione che non si può aspettare che tutto giri al meglio.
Sabato mattina partiamo col Taio e altri compagni di squadra, insieme a mia moglie Sandra, alla volta di Firenze.
Sandra è preoccupata, perché lo scorso anno ha seguito la debacle via ‘uòzzapp’ e… ha deciso di seguirmi dal vivo con i ragazzi del Torrile Running Team.

20170527_145035

Firenze, pronti partenza via.
La concentrazione sale, e la voglia di fare lo spiritoso scompare.
C’è caldo parecchio, come lo scorso anno.
Si sale piano, verso Vetta Croci. Mi sento abbastanza bene, e cerco di raccogliere sensazioni da tutte le modifiche tecniche apportate.
Perché 100 km non si improvvisano.
C’è gente che la porta a termine a 70/80 e anche 92 anni, quindi ti viene da pensare che se ce la fanno loro, è anche alla tua portata.
Nulla di più sbagliato, non si improvvisa. Una calza non adatta, un errore ad alimentarsi, e la resa è dietro lì dietro l’angolo, cento metri più avanti.
Il Taio è un mastino, e capisci perché un guascone della sua portata, può portare a termine la terza 100 km del Passatore.
Il caldo ci provoca nausea, e costringe alcuni runners al ritiro.
Purtroppo la nausea va vinta, perché non si può pensare di non alimentarsi.
Dopo Borgo San Lorenzo, dove abbiamo il primo contatto con i team che ci seguono, l’aria si fa più fresca e anche la nausea scompare; saliamo verso il Passo della Colla, ma il mio fantasma è a San Cassiano ad aspettarmi.
Nel frattempo sentiamo notizie da ‘Radio Corsa’ sugli altri compagni parmensi che sfidano il Passatore.
Passiamo il Passo della Colla (alla Colla non si molla!), senza quasi fermarci; capisco che se ti fermi più di 2/3 minuti poi è un casino rimettersi in moto. Nel frattempo è scesa la notte e fa freddo, ma dal piccolo zaino tecnico stavolta ridotto veramente all’essenziale, mi equipaggio in modo tutto sommato adeguato.
Ci buttiamo giù di corsa in discesa, ma ho paura di forzare troppo i tibiali e di sollecitare troppo i tendini; non siamo ancora a metà strada, sono già passati 48,5 km e la stanchezza già si sente.
Alterniamo tratti di corsa a tratti di cammino, arrivando nei tempi ‘pensati’ a Marradi.
Passare in un paese dove ti stanno aspettando, dove ritrovi il sorriso di tua Moglie e degli amici, ti dà una bella iniezione di fiducia e, nonostante sia scesa la notte, i chilometri si affrontano con più ‘leggerezza’.
Si avvicina il mio fantasma, il 76° Km di San Cassiano, ma nel frattempo cambiamo Provincia e Regione (74° km) e arriva come una stilettata il ricordo dello scorso anno, quando mi sentivo solo e sconfortato, coi piedi gonfi e sanguinanti, il ghiaccio alla caviglia sinistra e nella testa tutta una serie di motivazioni per non mollare: tutta esperienza.
San Cassiano, ci siamo. Passiamo il check point, il ristoro e lì, sulla destra appena oltre, la porta dell’infermeria. Lo scorso anno albeggiava, mentre ora è ancora notte fonda, buon segno. Ci fermiamo veramente pochissimo, da qui inizia il ‘nulla’ e ho fretta di saltarci dentro.
Saluto idealmente l’infermeria e la sua Gente, che insieme a tutti i Volontari sono i veri ‘Eroi’ del Passatore, coloro che ne fanno la ‘100 km più bella del mondo’.
Ok, andiamo avanti, tutti mi hanno parlato di Brisighella e dell’ultima salita e voglio prendere il Diavolo per le corna. Il Taio è davvero ‘massiccio’, non molla… potrebbero essercene ancora 20 o 50 di chilometri, ma lui continuerebbe nonostante la sua vescica industriale alla pianta del piede.
Manteniamo il passo in qualche modo costante… che poi pensi alla Maratona, al muro del 30° km, ma qui, nelle ‘ultra’, dopo l’80esimo devi essere disposto a ballare col diavolo.
Adelante! si prosegue, si arriva e si passa Brisighella mentre albeggia. Finalmente ci si scalda, perché la notte è passata al freddo con un venticello insidioso che scendeva a valle e raffreddava i muscoli.

IMG-20170528-WA0012

Recuperiamo Ilaria che ci ha seminati salendo alla Colla, tantissima stima per lei. La sua prima 100 km percorsa per 80 durissimi chilometri tutta da sola.
Incontriamo un Runner che se ne esce con frasi un po’ sconnesse, urla e parla da solo… ci guardiamo un po’ perplessi. Siamo sfiniti, ma il Taio è sempre pronto a suonare la carica… passano i cartelli 97,98… i GPS ci hanno abbandonati da circa 10 km, ma sappiamo che la conta non è reale, in realtà i chilometri saranno 101.
99° Km. Novantanovesimo chilometro. Novantanovemila metri. Novantanovemila passi.
Perché sei qui ‘colonnello’? per inseguire quale obiettivo? Quale risultato? Cosa provi ora? 1000 metri e sarai uno di quei ‘matti un po’ guasconi e un po’ romantici’ come il Taio, che fanno le cose impegnative con la leggerezza di un sorriso e di una cazzata… beh il Taio di cazzate ne ha dette tantissime, ma ancora non le ha esaurite. Potremmo tornare a Parma a piedi, e non le finirebbe di certo.
Entriamo tutti e tre a Faenza, forse sembriamo i Cantori di Brema (erano quattro, lo so), sono circa le 6.40 del mattino e c’è gente che ci incita con tanto rispetto e non puoi non rispondere con un sorriso sincerissimo, caldo, sofferto. Grazie. Grazie davvero Gente di Romagna.
L’ Arco Rosso.
Passiamo sotto l’arco delle ultime centinaia di metri e sparisce la stanchezza, quindi riprendiamo a correre per celebrare quella che è una Corsa podistica e raggiungiamo l’arrivo. Lo sguardo corre a cercare gli occhi di chi mi ha sostenuto, supportato, si è preoccupata per me, mia moglie Sandra.
E’ importante il tempo? 15 ore, 45 minuti, 4 secondi (Real Time). Il tempo in realtà è il risultato della meticolosità dei preparativi, perché basta davvero una calza indossata male che ti provoca una vescica, per renderti un inferno decine di chilometri.
Cosa porto a casa?
Vabeh tanta ‘gasatura’, ce l’ho fatta.
Ma non si parte per una sfida del genere per fare i ‘ganassa’ al bar. Porto a casa la convinzione che i propri obiettivi, anche se a volte sembrano impossibili, si possono raggiungere col metodo, la dedizione, la perseveranza, la tenacia. Non è necessario essere ‘super’. Basta non mollare, nonostante tutto, nonostante tutti, un centimetro alla volta, un passo dopo l’altro.
Porto a casa la voglia di avere nuovi obiettivi, nuovi progetti, nuove sfide, che mi danno quel fervore che non mi dà il divano.
Ad ogni sfida appioppo sempre un leit motiv; stavolta era ‘il coraggio viene osando’.

Luca Spaggiari

About Luca Spaggiari

Leave a Reply