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Quadrifoglio Ultratrail

By 1 giugno 2016 2 Comments
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Sabato 23 maggio ho partecipato al mio terzo ultratrail sopra i 100 km di quest’anno, il secondo in un mese. La gara era l’affascinante Quadrifoglio Ultratrail. Dico affascinante perché la formula della gara è estremamente furba. A fronte di una disponibilità economica, che credo contenuta, gli organizzatori hanno confezionato un signor evento sfruttando al massimo il percorso che prevede 4 petali, ognuno con un tracciato diverso, che hanno come riferimento fisso Borgotaro.

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Questo si traduce in un dispiegamento di volontari più contenuto ma molto mirato, in un zona cambio e ristoro molto ben organizzata, che prevedeva anche diversi eventi per gli accompagnatori degli atleti, e vi assicuro che questo non è assolutamente un punto da sottovalutare in gare così lunghe. La gara fin dal primo mattino si presentava come molto impegnativa, il tempo tanto stupendo quanto caldo, faceva già presagire che sarebbe stato meglio affrontarla con una certa lungimiranza.

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Ma si sa, tanti atleti seppur molto competitivi su strada, tendono a sottovalutare la distanza e il dislivello, vedendo un ultratrail come una passeggiatona, quindi anche la mattina, nella palestra dove ci si poteva cambiare, ho sentito gente che non aveva mai fatto un trail così lungo fare previsioni che definire ottimistiche è dir poco, le stesse persone so che si sono ritirate dopo pochissimi chilometri… Lasciamo perdere questa che voleva solo essere una constatazione. Veniamo alla gara.

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Come sempre, da quando ho cominciato a fare questo genere di prove, parto molto accorto, trotto preoccupandomi solo di arrivare con un buon vantaggio sui cancelli per prendermi il mio margine. I primi due petali sono infatti quelli che sulla carta sono i più difficoltosi, includendo 60km e quesi 3000 dei 4750 mt finali di dislivello. La selezione c’è fin da subito perché come dicevo il caldo è stato inesorabile. Chi non beve a sufficienza e non mangia resta inevitabilmente a secco. Il panorama è selvaggio, ricorda molto l’Abbots Way con quei tratti tipici dell’appennino che si differenziano molto dalle gare che ho fatto sulle Alpi, ma che hanno anche loro un grande fascino seppur diverso.

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E’ possibile anche distrarsi un attimo e rilassarsi durante le discese ed è più facile guardarsi attorno. Passo il primo petalo esattamente all’orario che mi ero preposto, sono molto contento. Anche il secondo sebbene sia piuttosto faticoso con alcuni strappi davvero aspri è in linea con le mie aspettative personali, poi lo sapete, non sono un fulmine, quindi comunque sempre molto lontano dai primi, ma direi stabilmente a metà classifica. Al ristoro finale del secondo petalo però mi accorgo che sono piuttosto stanco, il caldo è stato inesorabile anche con me, probabilmente potrei anche forzare un pochino nel terzo ma forse rischierei di non riuscire a fare il quarto petalo e sarebbe davvero una beffa!

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Tanti iscritti alla 100 decidono di ritirasi al 60° km e qui c’è un risvolto molto interessante confezionato dagli organizzatori, ovvero la possibilità di entrare nella classifica della 60, prendendosi quindi almeno i punti UTMB riservati a questa distanza. Mi sembra giusto, in fondo anche chi ha preferito chiuderla lì una bella fatica l’aveva già fatta. Mi consulto anche con il Baffo, che anche stavolta mi ha fatto assistenza durante la corsa. Lui mi vede anche messo bene, ma mi conosco: meglio non rischaiare.

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Riparto in modalità Economy e senza fretta: i cancelli non sono ormai un problema quindi non ho niente da perdere. La mia scelta si rivelerà azzeccata: il terzo petalo flagella la gara e tanti ottimi atleti fra cui il nostro Matteo (ti rifarai presto!!!) decidono di ritirarsi: chiaro è un peccato dopo tutta questa strada e queste ore, le mie al 3° petalo sono ormai 16, ma quando la mente dice stop è meglio ascoltarla. Io arrivo stanco, molto stanco ma deciso a continuare e grazie anche alla compagnia di Luigi con il quale avevo già condiviso le fatiche del 3° petalo e di Carlo che si aggrega a noi nel 4° arrivo alla fine di questa avventura in piena notte dopo 20h e 28 minuti di gara.

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Certo avevo ipotizzato un paio d’ore in meno, ma dopo essermi reso conto delle temperature avevo capito che un tempo come questo non era da buttare, e poi in un trail da 100km e 4750 mt di dislivello l’importante per me è arrivare! Oltre a ringraziare come sempre la mia famiglia (un bacione alla mia Giulia) per la sopportazione, volevo ringraziare una volta di più mio padre che anche con 3 costole rotte è stato per più di 20 ore ad aspettare di vedermi 4 volte a Borgotaro… e poi sono io il matto… Alè!

Roberto Delfanti

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2 Comments

  • Luigi scrive:

    Bravo Roby, c’è troppa gente che chiacchiera a vuoto, ma il vero trail runner si gode ogni arrivo oltre la prestazione di tempo, è stata una bella soddisfazione il mio primo ultra da 100km. con te e la ns. foto vale più di 1000 parole, mollare mai è il grido di battaglia e come direbbe Attila: viulenzaaaaaaaa

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