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TOR des GEANTS

By 1 ottobre 2018 No Comments
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Innanzitutto vi chiedo scusa se ultimamente non mi sono fatto vivo, ma prima di raccontare la mia esperienza al TOR dovevo metabolizzare la delusione del mio prematuro abbandono. Quando per un motivo o per l’altro si è costretti al ritiro spesso si cerca una scusa per giustificarlo, magari incolpando organizzatori, percorso, meteo, ecc. Ecco, vi dico subito che non sarà questo il caso, perché la gara in sé è eccezionale, il percorso incredibile, l’organizzazione davvero eccellente e il meteo, almeno fin quando ero in gara io è stato davvero fantastico.

Quindi, senza farne un dramma, anche se al momento decidere di abbandonare è stata davvero una brutta batosta, mi assumo ogni responsabilità per non averlo portato a termine. Ora raccontarvi del TOR, diventa quasi superfluo, ormai si è scritto di tutto e di più. Posso però raccontarvi la magica atmosfera che si respira in ogni via di Courmayeur, dove gli aspiranti Giganti sono trattati come star, posso descrivervi gli arrivi alle basi vita dove i valdostani si sgolano per incitare anche l’ultimo concorrente…

Davvero un condensato di emozioni, che se non le vivi capirle è molto difficile. Sono partito con grandi ambizioni, volevo fortemente arrivare a finirla questa gara, ma purtroppo dopo un centinaio di km ho avuto un problema gastrico, durante la discesa dal Col Fenétre, ho cominciato a soffrire di nausee e giramenti…

Arrivato al ristoro ho provato anche a dormire e poi sono ripartito facendomi il Col Entrélor senza bere e mangiare, perché non riuscivo più ad alimentarmi, insomma una crisi fortissima improvvisa e inaspettata, dato che in anni di Trail, mai mi era capito un problema simile.

Arrivato a Eaux Rousses ho dovuto, purtroppo, accettare la mia condizione ed essere estremamente franco con me stesso: continuare non solo sarebbe stato impossibile senza alimentarmi ma anche pericoloso. Cosa dirvi? Una grossa delusione, inutile nasconderlo. Ora so di aver fatto la scelta giusta, non vale mai la pena rischiare e rispetto troppo la montagna per pensare di affrontare una gara del genere non la 100%. Peccato, perché ero stato davvero chirurgico fino a quel momento nel rispetto della mia tabellina oraria e anche le gambe il secondo giorno cominciavano davvero a girare e ad abituarsi alle continue e durissime salite.

Non so cosa possa aver scatenato il mio malessere, ma credo di essere nel giusto se penso che la poca abitudine all’alta quota (e ai continui su e giù) possa essere la causa. Ritorno a casa con la consapevolezza che posso finirlo, e che se un domani ci dovessi riprovare moltiplicherò i miei allenamenti in quota. Restano bellissime emozioni, fantastici paesaggi e anche momenti drammatici come quando ho aiutato il Soccorso Alpino a soccorrere un concorrente che si è letteralmente aperto la testa durante la discesa del Col Crosantie, a questo proposito gli faccio un forte in bocca al lupo.

Concedetemi una nota personale per ringraziare tutta la mia famiglia, non solo per il supporto durante la gara, ma per aver sopportato i miei lunghissimi allenamenti per tutto l’anno: grazie di cuore!

Roberto Delfanti

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