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UtraKTrail

By 22 giugno 2018 No Comments
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“E’ proprio uno sport di merda”. Altro che sorrisoni e selfie felici… al km 35 dell’UktraKTrail il mio pensiero era tutto per il famoso direttore sportivo di quella squadra ciclistica che spopolava sul web. Attenzione non ho detto una gara di merda, tutt’altro. Anzi direi una gara che gratta le viscere sekvatiche di questo sport. Fatto questa premessa, meglio ricominciare da capo a raccontarvi com’è stato partecipare all’UltraKTrail.

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La partenza e il ritrovo è nella piazzetta di Corniglio, già teatro dell’Ecomaratona delle Aquile che ho corso un paio di volte, un posto che conosco piuttosto bene. Il percorso però è completamente diverse esplorando il versante opposto di Corniglio e presentandosi come molto affascinante dato che attraversa probabilmente la parte di appennino più bella e selvaggia del Parmense.

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Arrivo col Baffo che mi accompagna verso le 6 di mattina, la partenza è alle 7 e il briefing verso le 6:30. Subito un inconveniente coi bastoncini mi obbliga a fare un acquisto dagli amici della Montura, presenti con uno stand, all’ultimo minuto per non rischiare di farmi tutta la gara senza bastoncini, e per me che sono abituato ad usarli molto sarebbe una disgrazia. In partenza siamo poco più di settanta e vi giuro che il livello dei partenti era assolutamente alto, d’altra parte i cancelli già sulla carta erano davvero severi.

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Alle 7 puntuali partiamo e così per gradire nei primi 16 km ci spariamo 1300mt di dislivello. La salita è, a dire il vero, assolutamente camminabile a buon ritmo, ovviamente i top corricchiano, ma loro fanno un altro sport rispetto al mio e alla stragrande maggioranza dei partecipanti. La discesa che porta al primo cancello già però ti fa capire che la gara non è per gente che si improvvisa, perché è ripida, panoramica e molto tecnica, ed è così che mi trovo davanti gente immobile o che la fa con le chiappe… poveri loro e  le loro chiappe.

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Arrivo al primo cancello del rifugio Lagoni in 3 ore circa, quindi una mezzoretta prima dello stop imposto, sto bene ma ho spinto abbastanza e di certo pensavo di riuscire a prendermi un po’ di margine in più , ma tant’è e così riparto verso il secondo cancello, quello del Lagdei. Dal Lagoni al Lagdei c’è ancora un bel po’ di salita, ma qui la discesa è di certo meno tecnica della precedente. Arrivo al Lagdei in 6 ore, con un’ora di vantaggio sullo stop. Mangio bene, scambio due parole col Baffo e riparto.

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Mi sento tranquillo perché non sono stanco e ho già fatto più di 2000mt di dislivello. Vado al mio passo da trattorino, ma vado sempre, inconsapevole che il duro, anzi il durissimo della gara era lì ad attendermi. Dal 30° al 35° si passa da una salita “dritto per dritto” lungo la pista che porta al Lago Santo, sotto il sole del 14 che ci ricorda che siamo a metà Giugno. Passata l’incantevole cornice del Lago si sale ancora  con la salita che sempbra sempre di più una salita Alpina, ma di quelle toste.

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Facciamo tre crestine da 2-300 mt l’una di dislivello ma con una pendenza taglia gambe che fa morire. Penso che fortuntamente avevo accumulato un’oretta sui cancelli perché adesso vado davvero piano, non per una crisi o perché non sto bene ma per il percorso davvero duro! Gli spavaldi che hanno fatto la trenta km e che sono al 5° e non al 35° e con 200mt di dilivello in meno sulle gambe, fanno un po’ gli spacconi sia in salita che in discesa… ma è un fuoco di paglia, perché tanti si sfiancano e altri restano lì svuotati.

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Dopo il 35° il percorso si fa più clemente anche se ci sono molte discese tecniche piuttosto impegnative ed infatti arrivo al cancello dei 45 con soli 10 minuti di anticipo sullo stop… per un pelo! Da lì la natura si fa un po’ meno aspra e pur non mancando ancora diverse salite non c’è paragone con quanto affrontato in precedenza. All’ultimo km si deve affrontare anche un guado, ma di quelli veri con l’acqua fino al ginocchio e vi dico che l’ho goduto molto e i miei piedi hanno ringraziato l’acqua gelida.

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Ho terminato la mia fatica in 13h e 25 minuti recuperando un po’ nella seconda parte e arrivando 50 minuti prima del tempo limite. un giudizio sulla gara? Stupenda, davvero bellissima e organizzata molto ma molto bene.

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Nessun dubbio sulla segnaletica, ristori non incredibili ma sufficienti, volontari sempre eccezionali e kilometraggio riportato perfetto: 61km e 4150 di dislivello positivo.

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L’unica nota che non è una critica ma un’avvertenza per chi la vuol fare il prossimo anno:  non prendetala sottogamba perché è davvero dura soprattutto in relazione ai cancelli molto severi… Starci non è assolutamente scontato anche per atleti di buon livello, basta un inconveniente o una giornata così così che anche l’obiettivo minimo di essere finisher svanisce, quindi fatela, ma sappiate che c’è da farsi un culo a capanna! Alè!

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Roberto Delfanti

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